Autore: Guido Mariani
Descrizione: la forza della canzone sta anche nella sua capacità di trasgredire e sovvertire i costumi. La musica italiana è costellata di provocazioni, brani di denuncia e inevitabili censure. Negli anni del regime fascista la canzone “Maramao perché sei morto?” venne ritenuta minacciosa per il potere. Tra le canzoni partigiane non c’erano solo canti di battaglia, ma anche satire come “La Badoglieide” (che curiosamente fu adottata anche dai repubblichini di Salò). Nel 1956 la radio e la neonata tv mettevano al bando “La Pansé” di Renato Carosone dagli innocui riferimenti sessuali. Domenico Modugno fu accusato di diffondere il libertinaggio con il 45 giri “Libero” che aveva come lato B la canzone “Nuda”. Altrettanto accadeva a Johnny Dorelli con “Meravigliose labbra”. Nel 1962 Luigi Tenco criticava la società con “Cara maestra” utilizzando un linguaggio troppo esplicito per i tempi. Nico Fidenco scandalizzò con “A casa di Irene” che alludeva alle case d’appuntamento che fino a qualche anno prima erano legali. La canzone d’autore si dimostrò capace di far arrossire l’opinione pubblica. Fabrizio De André venne denunciato per “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, un testo scritto da Paolo Villaggio. “Il testamento” e “La guerra di Piero”, ma anche “La canzone di Marinella” (fatta conoscere da Mina) vennero oscurate. Un altro cantautore genovese, Bruno Lauzi, irrideva la borghesia conservatrice con “Le Bigotte”. Nel 1965 “Dio è morto”, scritta da Francesco Guccini per i Nomadi, fu ritenuta blasfema. Nel 1966 i Pooh, in una delle loro prime incarnazioni, pubblicarono “Brennero 66”, dedicata alle vittime del terrorismo altoatesino. Vennero esclusi da Sanremo. Nel 1969 “Je t’aime… moi non plus” interpretata dal cantautore francese Serge Gainsbourg con Jane Birkin (anche se in origine incisa con Brigitte Bardot in una versione riemersa solo anni dopo) metteva in musica un amplesso, la Rai ne bandì anche solo il titolo, si scomodarono tribunali e prelati. La damnatio non funzionò, il successo fu colossale. Nel 1971 Lucio Dalla fu costretto a cambiare titolo e testo di “4/3/1943”, canzone che doveva intitolarsi “Gesù bambino”. Qualche anno dopo la scabrosa “Disperato erotico stomp” divenne una delle sue canzoni più celebri. I linguaggi erano cambiati. Nel 1976 Guccini scriveva l’invettiva “L’Avvelenata”, Rino Gaetano fu costretto a cambiare i versi della sua satira sulla crisi petrolifera “Spendi spandi effendi”. Patty Pravo e Gianna Nannini cantavano donne libere parlando di pillola e di aborto, Viola Valentino provocava con “Comprami”. Nel ‘75 Bennato si rivolgeva al Papa in termini poco rispettosi in “Affacciati” e i Decibel di Enrico Ruggeri provarono ad andare oltre con “Paparock”, ma il pezzo venne censurato e fu pubblicato con le voci alterate e incomprensibili. Qualche anno dopo un nuovo pontefice diventerà, non senza polemiche, protagonista del successo da discoteca “Woytila disco dance”. Intanto “Una storia disonesta” di Stefano Rosso inneggiava agli spinelli, Franco Fanigliulo con “A me mi piace vivere alla grande” partecipò a Sanermo, ma dovette cambiare la parola “cocaina” con “candeggina”. Nel 1980 Giorgio Gaber scrisse la torrenziale “Se io fossi Dio” feroce monologo che non risparmiava nessuno. Geni e sregolatezza: Frank Zappa nel 1982 riscoprì le sue origini italiane con la pornografica “Tengo una mischia tanta”, Roberto Benigni prima dell’Oscar e di Dante Alighieri inneggiava alle esigenze corporali con il suo “Inno del corpo sciolto”. Cabaret e provocazioni: Cochi e Renato non erano estranei a forzare la mano nei loro sketch musicali, gli Squallor entravano regolarmente in classifica con album all’insegna della volgarità, senza che mai nessuna radio ne trasmettesse i brani. Gli Skiantos, nati dal punk, lanciarono il rock demenziale. La trasgressione verbale del punk fu raccolta dal primo Vasco Rossi (“Ieri ho sgozzato mio figlio”), mentre il successo che non arrise mai agli Skiantos arrivò per gli Elio e le Storie Tese che in “Sabbiature” ricordavano una famosa censura RAI al concerto del 1° maggio del 1991. Enzo Jannacci e Paolo Rossi cantarono tra infinite polemiche la corruzione politica a Sanremo ne “I soliti accordi”. Negli anni ’90 il nuovo rap italiano nasceva quasi clandestino e si faceva strada nei centri sociali con le invettive politicamente scorrette degli Assalti Frontali.

Canzoni proibite